La European School of Economics – Campus di Roma – ha avuto recentemente il piacere di ospitare un’ispiratrice serata con Marcos Marin, l’artista brasiliano di fama internazionale i cui distintivi ritratti hanno immortalato i volti di capi di Stato, icone culturali e alcune delle figure più influenti del nostro tempo.

L’evento ha riunito voci provenienti dal mondo dell’arte, delle istituzioni e della cultura. S.E. Renato Mosca De Souza, Ambasciatore della Repubblica Federativa del Brasile in Italia, e Civita Di Russo, Vice Capo di Gabinetto della Regione Lazio, si sono uniti alla conversazione, introdotti dalla Campus Manager della ESE Anna Salvini. Organizzata da Olimpia Colonna e moderata da Giulia Bonaudi, la serata ha offerto un’opportunità unica per esplorare la creatività, la visione artistica e le qualità umane dietro un lavoro straordinario.

È stata anche una serata particolarmente significativa per la comunità della ESE. Tra gli ospiti c’era Matteo Zaralli, docente ed ex studente della ESE, la cui esperienza della serata è diventata una riflessione su qualcosa che va ben oltre l’arte: il valore dell’istinto in un mondo in cui sempre più decisioni possono essere delegate alla tecnologia.

Una scelta, non una copia

Una domanda del pubblico ha colto l’essenza dell’approccio di Marin.

Quando ritrae qualcuno, rimane fedele alle fotografie originali?

La sua risposta è stata semplice: cambia sempre qualcosa.

Una luce. Un dettaglio. Un’espressione.

Non c’è mai semplicemente una copia. C’è sempre una scelta.

Per Matteo, questa è stata una delle idee rimaste più impresse a lungo dopo la conclusione della serata.

“Dovrei iniziare dicendo che non sono una persona che conosce a fondo il mondo dell’arte. Forse è proprio per questo che l’esperienza mi ha lasciato qualcosa che è difficile esprimere a parole.

Mentre Marin parlava, le immagini delle sue opere apparivano alle sue spalle, compresi ritratti creati per capi di Stato e alcune delle personalità più in vista del nostro tempo. Eppure non sono state le immagini a colpirmi di più. È stato il modo in cui ha parlato di se stesso: diretto, emotivo e senza filtri. Qualcosa che nessuna informazione trovata online può davvero trasmettere.”

Ciò che ha colpito di più Matteo è stata l’insistenza di Marin sul fatto che un’opera d’arte può cambiare fino all’ultimo momento.

Perché l’istinto e l’intuizione rimangono al centro del processo creativo.

Quell’idea lo ha riportato immediatamente a una frase tratta da Co-Intelligence di Ethan Mollick: “C’è molta energia creativa frustrata nel mondo.”

“Marin,” riflette Matteo, “è l’esatto opposto di quella energia frustrata. È energia creativa che trova la sua strada — e continua a cambiarne la direzione fino alla fine.”

Cosa rimane di unicamente umano?

La questione diventa particolarmente rilevante oggi.

Viviamo in un mondo sempre più plasmato da velocità, produttività, intelligenza artificiale e dalla possibilità di delegare sempre più compiti. La tecnologia ci permette di fare di più, più velocemente. Ma cosa succede se deleghiamo anche la decisione finale? Il piccolo aggiustamento. Il cambio di luce. La scelta istintiva che trasforma qualcosa di tecnicamente corretto in qualcosa di veramente personale?

Per Matteo, ascoltare un artista che ha costruito la propria carriera molto prima dell’era dell’IA ha reso la risposta particolarmente chiara.

“Rende il valore delle abilità umane ancora più evidente: istinto, intuizione, curiosità e immaginazione. Sono le stesse qualità che portano un artista a guardare una fotografia e decidere: no, quella luce non va bene.”

Forse è questo ciò che una serata con Marcos Marin ci lascia in definitiva.

Non semplicemente una riflessione sull’arte, ma un richiamo alle qualità che rimangono al centro della creatività — e di ciò che significa essere umani in un mondo sempre più tecnologico.

L’istinto che non puoi delegare.

Ph: Giulia Gandini

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